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         Il suo spiccatissimo senso del dovere e di rispetto delle leggi, la sua indole calma e
       aliena da ogni atto di violenza, il suo riguardo per il prossimo e le sue opinioni, il suo
       vivissimo spirito critico che lo portava a stabilire spassionatamente la scala dei valori
       scientifici od umani, il suo senso di amicizia e la sua generosità nel riconoscere i meriti
       altrui, sono qualità che fanno di lui un uomo indimenticabile.
         Solo ai primi di ottobre 1954, in seguito ad una operazione esplorativa, veniva indi-
       viduato il male che lo consumava da lungo tempo: ma ormai era troppo tardi. Anche in
       queste circostanze, a lui pienamente note, conservava la sua calma serena fino alla morte,
       avvenuta nella sua abitazione, nei pressi dell'Università di Chicago, il 28 novembre 1954.
         Era stato in Italia durante l'ultima estate e su invito della Società Italiana di Fisica
       aveva tenuto un corso alla Scuola Internazionale di Varenna sulla fisica dei mesoni π . Il
       6 agosto aveva svolto la sua ultima lezione, ultima del corso e ultima della sua vita, sulla
       polarizzazione dei nucleoni, alla cui teoria è dedicato il suo ultimo lavoro apparso nel
       fascicolo dell'aprile 1954 del "Nuovo Cimento".
         Al termine della lezione, svolta di fronte a una quarantina di allievi, metà italiani
       e metà di tutti i paesi del mondo, con quella semplicità di forma, chiarezza incisiva,
       con quella logica stringente e con quello spirito critico stimolante che avevano tutte le
       sue lezioni, c'era stata una breve pausa di attesa commossa seguita da un applauso
       indimenticabile, pieno di gratitudine e di ammirazione. Tutti coloro che erano presenti
       lo ricordano, piccolo, magro, un po' scavato dal male non ancora individuato ma che già
       distruggeva la sua fibra robustissima, con gli occhi ancora scintillanti per il piacere di
       insegnare, di comunicare ad altri la semplice profonda ed elegante analisi di recentissimi
       risultati sperimentali.
         Oggi nel rievocarne la figura, l'Accademia Nazionale dei Lincei, che lo ebbe Corri-
       spondente dal 1932 e Socio dal 1935, sente tutto il peso del dolore di una così prematura
       perdita. A tale dolore si associano tutti i fisici, anzi tutti gli scienziati del mondo. Ma
       non è solo lo scienziato che noi ricordiamo. La maggior parte di noi l'ha conosciuto, molti
       gli sono stati amici, alcuni lo ricordano giovane o poco più che adolescente, quando il suo
       nome era solo una sicura promessa.
         È un vuoto incolmabile che egli ha lasciato ma è anche una eredità di inestimabile
       valore culturale ed umano che noi dobbiamo cercare di raccogliere e conservare.
         È in questo Paese che è nato e si è formato, è nelle nostre scuole che ha studiato; ha
       insegnato e lavorato nelle nostre università, ha ideato teorie e scoperto nuovi fenomeni nei
       nostri laboratori. Le vicende della vita lo hanno spinto ad allontanarsi dal nostro Paese
       e dove è andato ha primeggiato come uomo e come scienziato; ma non si è mai staccato
       dall'albero della nostra cultura, a cui, in ogni momento, egli ha sempre contribuito in
       maniera essenziale e nella cui storia rimane, di fronte alla posterità, accanto ai grandi
       uomini del passato.
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